Qui troverete tutti i contenuti bonus di La Borsa di Studio di Gneo Cornelio Frittura e Finocchietta Selvatica del Gruppo Informale Queer. Potete scoprire la trama, scaricare i materiali, ascoltare la playlist ufficiale del libro, rifarvi gli occhi con la visual board e molto di più!
Buona esplorazione, e... che la spiantanatura abbia inizio. 👀😏💪🏻
Quanta fatica ci vuole a perseguire la propria passione? Ne vale la pena, se il rischio è diventare come chi l'ha sempre ostacolata?
"Grazie davvero per questo progetto perché è super necessario. Finalmente qualcosa che ci rappresenta."
"Descriverei l'opera come originale per il genere che avete scelto (non mi è capitato mai di leggere un'opera teatrale). Originale direi anche per il setting: di solito quando si parla di rivolte sociale si fa contro lo Stato, è originale che sia ambientato nell'università"
"L'ho amato. Per le relazioni che si instaurano tra i personaggi e le loro verità, per l'accuratezza nel descrivere un ambiente come quello accademico, che poi non è altro che il riflesso della società. Per il fatto di dare voce a gruppi di persone silenziate e sempre scagate, di cui si parla sempre ma con cui non si parla mai. Per la queerness e la varietà umana presente, per l'umorismo di alcune scene/battute, per la verità che trasuda."
(Atto I)
(Atto II)
(Atto I)
Finocchietta Selvatica è una divoratrice di libri e un'estimatrice di patatine fritte che scrive storie da quando ha imparato a tenere una penna in mano. Quando non è coinvolta in nessuna di queste attività, le piace viaggiare, l'arte in ogni sua forma (incluso il teatro) e passeggiare nella natura, umana o vegetale che sia. Ha una formazione in voice acting, editing e traduzione letteraria e vive a Napoli, ma a dichiararlo potrebbe anche essere il suo solipsismo.
Gneo Cornelio Frittura è laureato in Lettere Classiche e Filologia Moderna e sta svolgendo un dottorato negli Stati Uniti. Scrittore da qualche anno appassionato tanto di Lovecraft quanto del teatro comico napoletano, i suoi altri interessi includono la storia antica, i film d'animazione carini e coccolosi e l'edulinguistica. Nel tempo libero gli risulta gradevole friggere l'aria per poi consumarla sotto forma di pizze fritte.
G.: Hai presente i soliti fastidi da ultimo anno di università? Ansia fortissima del dopo, monotonia del percorso, sensazione che ciò che ami sopravviva solo tra quelle mura? Mi sono detto che il modo migliore per viverci attraverso e ritrovarmi dall'altra parte era ironizzare sulla realtà, e, così facendo, mettere in ridicolo i contesti che lo rendevano possibile. Inoltre, era un momento in cui con Finocchietta andavamo spesso a teatro. Adoravo condividere la scrittura con lei e sentivo che col suo aiuto sarebbe venuto fuori dieci volte meglio.
F.: Ebbene sì. All'inizio mi ha coinvolto come alpha reader ed editor, stavo studiando per diventarlo. Ma presto i nostri confronti sono diventati sempre più fitti e coinvolgenti, i personaggi sempre più vividi, ci divertivamo da morire, e col tempo l'ho arricchita sempre più di mie idee o di quello che risuonava con tutt'e due, tanto da diventare coautrice. E così da una storia di vendetta generazionale è diventata, beh, anche una storia di identità, legami autentici e ciò che resta quando finisce la lezione. Di senso di appartenenza e paura di diventare come i propri professori. Tutto punteggiato da biblioteche, enigmi, trappole, crisi esistenziali, passione vera per la conoscenza e lo sfidare a duello il proprio rivale col Manzai.
F.: All'inizio doveva essere solo un copione, poi la familiarità col romanzo ha avuto la meglio generando una forma ibrida. Ma a oggi penso che fosse inevitabile: ci sono tante scene che per come le abbiamo concepite non prescinderebbero mai dalla forma teatrale, e la parte satirica così ha molta più presa sulla realtà.
G.: Il romanzo "teatrale" è stata un'evoluzione naturale di come stavamo strutturando la storia. Allo stesso tempo, non per forza teatro e romanzo si escludono a vicenda. Per me è altrettanto possibile "leggere" La Borsa di Studio come una rappresentazione o "vederla" come un libro.
F.: Molto più facile di quanto pensi, visto con chi ero. Ma non perché io e Gneo andiamo sempre d'accordo su quello che dobbiamo scrivere, eh! Perché ci fidavamo l'uno dell'altra grazie all'aver già scritto articoli in comune per G.I.Q., il sentire profondamente questa storia, e l'averla presa come una sfida divertente. Tra le altre cose, abbiamo anche uno stile molto simile, perfetto per amalgamarsi e far sembrare lo scritto a due mani.
G.: Per me è stato importante anche perché ci ha permesso di confrontarci su un sacco di aspetti. Cosa è ironico e cosa no? Cosa dobbiamo sottolineare in questa scena perché sia funzionale? Cosa c'era che io trovavo scontato ma secondo lei non lo era, e viceversa? Mi ha fatto mettere in prospettiva l'architettura di tutta la storia.
F.: Per me è la passione di tutta una vita, restando in tema con La Borsa di Studio. La affronto non solo come un'arte, ma anche e soprattutto come un mestiere, perché è in quello che ho sempre sperato di trasformarla.
G.: Nel mio caso, un po' scrivo per lavoro e un po' perché il mio cervello ha un difettuccio: mentre va a letto si inventa qualcosa o ha un'idea che gli farebbe bene... e poi evapora come se non fosse mai esistita. E quindi scrivere vuol dire arginare una tendenza: quella di pensare che col vapore non si perdano anche le cose importanti.
G.: Ci è sembrato il modo migliore di convogliare sia la mentalità di alcuni personaggi - il modo in cui pensano alle relazioni umane, il modo in cui guardano il mondo - sia il fatto che è una storia corale. Con lo schwa si rispetta davvero che ci sia una schiera di personaggi che appartengono a soggettività diverse, e così sentivamo che li avremmo rappresentati tutti insieme.
F.: Confermo su verosimiglianza e atto politico. Aggiungo che, in ogni caso, ne La Borsa di Studio ci sono anche i personaggi che usano il maschile sovraesteso perché rispecchia la loro mentalità, oppure che si confondono e fanno un po' e un po' in alcuni momenti, come accade nella vita reale! Tutto dipende da quale punto di vista si stia assumendo, da chi stia dialogando in scena e perché. In ogni caso, per noi è stato anche un esperimento, una maniera di dimostrare che si potesse fare e la storia potesse prendere.
G.: Spero che chi legge porterà con sé una consapevolezza che nel prologo viene esplicitata da Giacomo, l'idea che chi esca dalla sala possa dare un abbraccio a tuttɜ, ma che per farlo bisogna vivere anche la scomodità che comporta. Ci vuole coraggio a dare ascolto empatico in un mondo che ti impone di tapparti le orecchie e avanzare a testa bassa, anche quando rischi di perderti. Spero che chi legge porti con sé la vulnerabilità che sta dietro alle rivoluzioni di ogni giorno.
F.: Allo stesso tempo, vorremmo che il libro stesso fosse un abbraccio. Uno di quelli che riga dopo riga sussurrano: "sì, lo so, fa così schifo che non ci sono parole, ma lo dico io per te. Ti capisco, ti vedo, ridiamoci sopra insieme. Ma fin dove ci riusciamo non dimentichiamoci che le cose possano andare in modo diverso, non rinunciamo a immaginarlo. Perché a volte, partendo dall'immaginazione, ciò che concretizziamo diventa straordinario."
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